ESPERIENZA MISSIONARIA

Un missionario si racconta

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Toumania 

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Ethnotourisme au pays Bassari | Le Devoir

 

 

La nostra presenza in mezzo a loro era un segno di amore.

I contadini avevano sempre momenti di condivisione, quasi tutto si faceva insieme, nella collaborazione, per aiutarsi a vicenda.

Evangelizzare era per noi, esserci e aiutare nel bisogno.

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A Toumania, l’unica automobile  era la nostra, una macchina vecchia Toyota che serviva a portare ad esempio i malati  sino a 50 km, al primo posto sanitario. Era il mezzo di tutti per le urgenze, in qualsiasi ora.

 

FONGOLIMBI, LE GUANTANAMO DU SÉNÉGAL A ÉCONOMIE PLOMBÉE.strade impraticabili

Non andavamo solo per celebrare Messa, ma anche per  venire loro incontro con la nostra disponibilità.

Diceva Gesù : “Vi farò diventare pescatore di uomini”.  Queste parole mi riportano sempre a quella esperienza di 9 anni in quei villaggi, dove cercavamo di “pescare” persone per ritrovare fratelli e creare una famiglia.

Sì, era importante per me imparare a vederli come fratelli e creare insieme a loro una famiglia.

La nostra formazione sacerdotale è spesso molto teologica e di diritto canonico, Non si puo’ dare vita alla chiesa in Africa con solo queste discipline.

La prima cosa di cui ha bisogno un villaggio è il necessario per vivere, i beni primari come acqua, cibo, il diritto alla salute ecc, e non un tribunale o un carcere.

Andando nei villaggi volevamo principalmente imparare a vivere partecipando alle loro attività, accettandoli e amandoli così come sono.

Non erano battezzati, ma ci accoglievano volontieri e con gioia. Questo mi ha fatto crescere molto.

A la découverte des merveilles de la commune de Dimboli

A Toumania mi venivano a trovare ogni giorno i più anziani tra cui il capo del villaggio e l’ imama, per scambiare qualche chiacchiere. Venivano loro quando io ero impossibilitato ad andare a trovarli.

  La loro vita è stata per me una vera scuola di amore. Mi hanno arricchito umanamente con la loro povertà.

Sapevano che l’altro era un dono per loro e me l’hanno pure insegnato.

Ho incontrato persone sante, che non erano cristiane.

Bambini del pensionato di Salemata attingendo acqua per la doccia dopo la scuola

 

L’imam di Toumania andava a caccia e ogni volta che uccideva un animale lo condivideva con me e mi portava la mia parte di carne. Questa era generosità.

Grande senso di accoglienza e solidarietà.

 

Io cosa ho capito ?  

Cristo, non sono stato io a portarlo lì, era già lì ben prima di me, da sempre.

Dovevo imparare io a riconoscerlo nel loro volto.

La loro era la religione tradizionale africana, però dicenao : dobbiamo vivere insieme aiutandoci a vicenda.

La missione per me è anche presenza d’amore in mezzo a loro, una presenza che si chiama evangelizzazione!

Una presenza non insensibile ma conforme a quella di Gesù che , con la sua presenza, guariva corpo e anima, dava e ridava vita.

Il missionario è innanzitutto una persona presente, non è quello dell’abito talare che non si sporca le mani.

Coloro che cercavano il sacerdote, nel vedermi esclamavano stupiti:” è lui il prete?”, ero infatti come uno di loro, mi confondevo tra gli uomini comuni del villaggio.

Album - SENEGAL-Pays-Bassari - Le blog de Jack et Kiki au Sénégal !Negli anni 80 pochi bambini andavano a scuola.  Non c’erano scuole nei villaggi.  Fino agli anni 2007, la gente era molto resistente alla presenza occidentale e quindi alla scuola.

 

Pérò nel  “pescare gli uomini”  è bene renderli partecipi della loro propria crescita aiutandoli piano piano a conoscere altre cose.

Cosa significa essere contro la scolarizzazione occidentale?
La regola era di non andare a scuola, le femmine soprattutto non ci dovevano andare in assoluto. Temevano la modernità e lo spirito occidentale che separano i figli dai genitori inculcando loro nuovi modi di pensare che fanno perdere le tradizioni.

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hanno una bella organizzazione sociale, sono felici insieme.

Sono diversamente belli e ricchi.

 

 I percorsi educativi permettevano ai bambini, attraverso la iniziazione  tradizionale, di  uscire del loro anonimato culturale e entrare nella società con tutti i requisiti.  Diventavano uomini che si potevano sposare e svolgere responsabilità sociali.

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La parte negativa era la  chiusura per paura di perdere i valori, un chiedersi che secondo me era violenza.

Come integrarlo?

Accettando di mangiare quello che hanno e  non venire sempre son il suo cibo da casa.

Sedersi là dove loro si siedono, non portare da casa sedie e tavoli.

Ero io ad aver bisogno
d’incontrare Cristo in mezzo a loro.

Vedere Cristo nel volto di chi non è cristiano è vivere il mistero della incarnazione.

Alexandra Shaw: Mosquito Net Distributions in Fongolimbi

Il benessere è SENTIRSI NON SOLI :  Nessuno è ricco o povero da solo.

Anche se non porti loro beni materiali, ti accolgono comunque. La povertà non consiste tanto nel privarsi del cibo quanto piuttosto nel sentirsi soli,nell’ essere abbandonati .

Alcune persone, ad esempio, sono accusati di stregoneria con la conseguenza d’ essere scacciati dalla comunità. L’ esclusione sociale rende lo stregone un uomo povero, povero dell’ affetto del suo popolo, privo di quel senso di appartenenza che ci rende solidali e forti.

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L’evangelizzazione

Quanti ne evangelizzi o cristianizzi ?
Beati anche quelli che vi danno solo un bicchiere d’acqua.

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Tempo fa, arrivarano dei missionari in un villaggio per battezzare. Dopo tre anni di cateccumenato, battezzarano 25 persone . Qualche anno dopo abandonarano il cristianesimo per ritornare alle loro divinità.

La evangelizzazione è anche stare in mezzo ai mussulmani condividendo vita, amore, bene, alti e bassi.

Quando arriva il momento di celebrare, si pone sull’alterare tutto questo: il vissuto!

Questo è il cammino che ci porta a Cristo : non solo a conoscerlo ma anche a celebrarlo. Allora l’Eucaristia ritrova la sua centralità.

il rito è uguale : cattolico romano, ma molto sentito. La messa è festa.

ma di cosa gioiscono?….quando magari poi devono fare i chilometri per andare a prendersi un bicchiere d’acqua… NON IMPORTA.

L’unico modo che aiuta il missionario a interpretare bene il vangelo è stare insieme a loro perché aiuta a capire che Dio li ama.

Quando entri a far parte della loro comunità, quando riesci a penetrare nelle loro vite , nei loro usi, costumi, se riesci a far tuo il loro sentire, allora saprai anche bene cosa predicare durante le omelie e far breccia nel loro cuore, usare le parole giuste nel contesto giusto.

La cultura non fa mai morire la loro voglia di stare insieme e di vivere la fraternità. Quello che è importante è come il missionario si inserisce nella loro realtà con rispetto, non tanto con la parola umiltà ma con una capacità di incarnarsi nel loro vissuto sapendo che Cristo era ed è lì presente. Cristo usa le mie mani, I miei piedi, la mia voce e il mio cuore per servire e amare questi fratelli.

Venire col cuore attraverso un gesto

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